giovedì 6 febbraio 2020

La midfake

Le midfake sono diventate pane quotidiano dopo l'avvento di Internet,  perché sono frutto di impreparazione e la Rete è il regno dell'entusiasmo volontarista, dell'improvvisazione estemporanea, dell'opinionismo esibizionista e autoreferenziale. Si procede pertanto senza il minimo filtro, e cosa più grave senza il salutare meccanismo della rettifica o dell'errata corrige. Tutto ciò che si scrive e si dice può restare in bella vista e in bell'ascolto, almeno in teoria, nel corso del tempo, limitato e non. Fermo restando che si tratta di qualcosa di già esistito, in misura inferiore e differente, con altri strumenti di stampa e di informazione, capaci di limitarne l'effetto e la gittata. Oggi invece il fenomeno assume tratti e connotati decisamente pericolosi e mainstream. Neppure il mondo librario si salva più, anzi sembra essere proprio questo il più colpito da questa valanga di immondizia virtuale, perchè i nuovi autori e i nuovi editori, ci si buttano mani e piedi in quanto ultima merce culturale che ha ancora senso e valore, a livello economico.

sabato 11 gennaio 2020

Il Capitano dell'Ultima armata della Regina dal piede d'oca





Vi parlo di un glorioso e magnificente impero
Vi parlo di un'epoca d'oro
Io ero solo un servo di scena
ma ebbi la fortuna di assistere la mia Signora
la chiamavano tutti la Regina dal piede d'oca


Prima che la Storia divenne mito e il mito successivamente leggenda, vi parlo di un tempo che è stato e non è più. Molto di ciò che era si è perduto perché ora non vive nessuno con la volontà di ricordare di narrare, di rivivere, ciò che di buono è passato, dalle rive di un mondo lontano. Un'epoca in cui il giusto veniva chiamato col suo nome, un tempo in cui chi amministrava giustizia non aveva paura di affrontare i propri nemici, a viso aperto.

Prima della battaglia

Tutto ebbe inizio su di un gran campo di battaglia. Noi siamo venuti a destinare una parte di quel campo a luogo di ultimo riposo per coloro che qui dettero la loro vita, perché quella Nazione potesse vivere. È del tutto giusto e appropriato che noi compiamo quest’atto. Ma, in un senso più ampio, noi non possiamo inaugurare, non possiamo consacrare, non possiamo santificare questo suolo. I coraggiosi uomini, vivi e morti, che qui combatterono, lo hanno consacrato, ben al di là del nostro piccolo potere di aggiungere o portar via alcunché. Il mondo noterà appena, né a lungo ricorderà ciò che qui diciamo, ma mai potrà dimenticare ciò che essi qui fecero.

Da qui vedo: Squadroni della Morte e Caos. Vedo i miei fratelli uccidersi tra loro per sovvertire leggi inique. Vedo un chierico esiliato, quando l'ultimo Scià fece scendere in strada un popolo intero per muover battaglia contro la mia Signora. Era mosso da invidia, era mosso da rancore, o forse non aveva mai vissuto un solo istante di beatitudine e di leggerezza. Questo io non lo so, non lo ricordo, oppure ho semplicemente lasciato che la memoria fluisse, come il fiume rosso macchiato del sangue dei miei fratelli, dei miei molti compagni d’arme, che come me persero qualcosa, ma non la dignità! Durante la battaglia mi sono imbattuto nella cartomante che ha detto "Attento ai fulmini che possono colpirti". Non ho conosciuto pace e quiete per così tanto tempo che non riesco nemmeno a ricordare come sia. C'è un soldato solitario sulla croce, fumo si riversa fuori dalla porta di un vagone. Non lo sapevi, non credevi che sarebbe potuto accadere, alla fine ha vinto la guerra dopo aver perso tutte le battaglie. Il vento forte e selvaggio soffiava da Est mentre io mi destai tra le sue braccia fraterne. Ero stordito, confuso. Il solo suono che riuscivo a sentire era una linea di basso precisa, rapida, capace di insinuarsi tra le mie colpe e la voglia di aver ragione, quando tutte le speranze erano svanite. Nessuno può dire cosa sono né come chi o perché. Quando ho sbagliato l’ho fatto da solo. Quando ho avuto ragione però ero quasi sempre in compagnia, e allora sotto a chi tocca, tutti nella tana a dividere il bottino! Il paradiso arde nella mia testa, ho fatto un sogno mostruoso dove veniva su qualcosa dal mare. Si è mosso velocemente attraverso la terra dei ricchi e dei liberi. Ricordi indugiano, tristi eppure dolci e penso alle anime che presto incontreremo. Gli altari stanno bruciando con alte fiamme lontane, i nemici sono passati dall'altro lato dell'altare per noi sembra finita: il mondo è vecchio, chiudo gli occhi del nostro capitano, possa riposare in pace, la sua lunga notte è finita, il grande capo è stato abbattuto, era pronto a cadere, era pronto a difendere, ucciso al primo colpo dai suoi stessi uomini. Sento che c'è blasfemia su questo campo di battaglia, ma solo un illuso come me potrebbe pensare il contrario. Ti chiedo solo che i nostri sappiano che fino alla fine ho cercato di camminare nella bella luce della natura e che fui leale alla verità ed al bene. Servo la mia Signore e ne sono lieto, per sempre! Ferito gravemente in battaglia, rimango al mio posto come un soldato senza paura di fronte al suo sorriso sornione. C'è foschia ma forse questa è solamente un'astuta malattia. Che come diceva Kierkegaard è una spoglia mortale, ma non mi investirà, non stanotte. Questa notte è una barca che non può affondare, questa notte è un mistero che non vuole ancora svelarsi, né cedere il passo alla luce. Fa caldo e ci si sbatte, fa caldo e si balla. Io non danzo, io rifletto, sopra i passi che ho già esecrato, e ogni movimento è solo una bugia, perché tu adesso non sei più mia. Ho visto sogni, ho attraversato città come se fossero cataclismi, ho sfiorato il sogno finché non l'ho lasciato svanire, ho lasciato il segno come se fossi un cane piscione. Sto cercando un posto, sto cercando spazio, per me e i miei fratelli come se fossimo lupi, giovani canidi che vogliono seguire il branco. Tiriamo una carretta manco fossimo husky, tiriamo una morbida linea, fatta di bianco e di candor. Ho mal di gola quindi sputo sangue, e se sono stato adesso ancora sarò. Osservo il cielo e lo vedo brillare, sopra il mio cuore stanco, affaticato ma pulsante, come questo momento, nostro, mio e del mio branco, ritrovato. Non c'è gioia più grande che ritrovare il proprio gruppo, non c'è cosa più grande che ritrovarsi il proprio sorriso, stampata su una faccia cambiata, invecchiata, grigia, sì, una faccia di cazzo, che però esprime davvero quello che senti, e quello che sei. Una ragazza vestita di pelle, di rabbia e di sentimenti, legati stretti come piccoli guerrieri, come dispacci urgenti da consegnare al capitano della notte, e il capitano è ubriaco, e il capitano sta danzando adesso, con la brezza del nord, e i cieli lassù sono freddi e solitari e viene quasi da bagnarsi le guance per rendere più leggero il momento. Sì, un piccolo momento in cui ci sentiamo vivi, piccoli, racchiusi nel nostro calore, nel nostro dolore, ma pur sempre uniti, vicini, solidali. Che cosa siamo davvero, soldati sperduti in un qualcosa nella notte, o guerrieri invincibili di un esercito e di una tribù dimenticata. Capitano, conducimi fino alla fine della coscienza, fino alla fine della bottiglia. Un po' di calore anche per te. Rammentate ora: che c’è stato un tempo in cui anch’io sono stato felice. Chi vi scrive ha vissuto intensamente il miglior lustro che la Storia degli uomini possa ricordare: e io ero un semplice servo di scena, non un protagonista, né re né condottiero, un umile servitore che ebbe il privilegio di incontrare una Dea, che tutti chiamavano La Regina dal Piede d'oca.

"Non è necessario credere in una fonte soprannaturale del male; gli uomini da soli sono perfettamente capaci di qualsiasi malvagità.”  (Joseph Conrad)


venerdì 10 gennaio 2020

Rêverie (sogno o son desto?)



“Lascia che il sogno ti divori la vita, ma non permettere alla vita di divorare il sogno.”


C’è un mondo dentro questo mondo che non riesco a svelare; è fatto di pezzi di carne e nervi, di camicie sbrindellate e di canzoni del ’78, è sangue sul parabrezza, è canto lirico, stupore, un ancestrale e recondito orrore. C’è un sogno dentro il mio mondo, fatto di cosce, lingue, sudore, acqua frizzante e morfina per non sentire il peso della vita, del sogno, del mio mondo, dentro le fauci della pazzia di un ideale che non può essere, perché nessuno è pronto, nessuno risponde allo squillo di tromba della battaglia. Ogni spasmo, ogni attimo di gloria andrà perduto o dimenticato, ogni parola risuonerà vuota, in una notte di bivacco, in una solitaria e quieta disperazione. Come dentro una cantina infestata dalla muffa, egli giaceva in preda a un cantico di disperazione, un antico codice che quasi nessuno saprà decifrare adesso. Il tempo della battaglia è svanito, o semplicemente non è mai giunto per noi: abbiamo perso senza batterci, forse? Ogni cosa resta in superficie qui, ora, pallottole argentate sono questi ricordi, come un passato ingombrante che non puoi celare, non più. Eppure la memoria è svanita, scomparsa, ora. Non c’è più tempo per la magia, né tanto meno per l’innocenza, ma solo per queste due fessure che un tempo gli altri chiamavano occhi. Grandi occhi nocciola, sì, è così. Ora c’è un silenzio irreale che cala su questa stanca città. Sto navigando indietro, a prima che io avessi coscienza, a prima che io fossi anche soltanto un pensiero. Dormirò per tutto il resto della mia vita, ammesso che questa possa essere definita vita. Le mie armi consunte sono fuori dalla mia portata, ma questo è solo un bene: saprei forse usarle contro il mio nemico inesistente, meglio di come le userei su me stesso, per scopi militari, medici o presunti tali? Attendo il referto, ma so già che sei spacciato, se mi stai leggendo, ora, vuol dire che qualcuno tra me e te non ce l’ha fatta, che l’ultimo assalto non ha avuto un esito positivo, che siamo stati tagliati fuori, definitivamente, dal campo di battaglia. Sento ancora le rotaie d’acciaio vibrare sopra la nostra testa. Abbiamo dato inizio alla battaglia, ma non resisteremo per vederne la sua fine, si vinca o si perda, non dipende più dal nostro destino.

C’è un mondo dentro questo mondo che non riesco a svelare. C’è un vento idiota che spira. La sentinella avanza nella sempiterna notte. Sentinella, quanto resta della notte? Qui ho vissuto e qui ho cantato il Poema della Regina dal piede d’oca. Qui ho vissuto e ho piantato i semi del mio destino. Saranno cresciuti oppure sono andati perduti nel diluvio? Mentre la Bambina dagli occhi pistacchio mi osserva perplessa, senza capire. Sballottato dai venti e dai mari, nutro ora la mia anima col pensiero, con la speranza, che non siamo morti invano, ostaggi della malinconia e di un destino a noi avverso. Ora questo luogo è infestato, siamo accerchiati, i nemici ci sovrastano in numero, Chiudo gli occhi del nostro capitano, possa riposare in pace. La sua lunga notte è finita, il grande capo è stato abbattuto, era pronto a cadere, era pronto a difendere. Ucciso al primo colpo dai suoi stessi uomini e dalla speranza di vivere in un mondo migliore. Nell’oscurità sento il richiamo della vita, vedo i miei compagni, dal primo all’ultimo, inclusi quelli che ormai da tempo ci hanno abbandonato al loro destino, al nostro futuro che non si compirà. Le ferite che non si rimarginano sono le parole che non ho avuto il cuore di dirti, ma nessun addio è facile, pensa il nostro, pensa il tuo. Grandi occhi nocciola, sì, è così. E’ più facile pensare che ci sarà ancora un domani, un giorno di sole rigoglioso, con tutti i miei compagni, a bere e scherzare e a ricordare, le parole che non ci siamo mai detti, la fratellanza che si reggeva dentro l’intesa di uno sguardo. E’ difficile essere uomini, ma è difficile essere ogni forma vivente, oggi. Amico mio, guardami adesso, dimmi che sbagliavo, che Leonida era folle, che nessuno potrà mai reclamare che ho iniziato io le ostilità contro di te, il mio stesso sangue, giù fino ai sacri pacifici campi. Risuona lo squillo della battaglia, ma io non ci sarò, Sarò andato già via, alle prime luci dell’alba. Di nuovo in viaggio, di nuovo vivo. Forse.

E' l'ultima ora dell'ultimo giorno dell'ultimo anno felice. Sento che il mondo sconosciuto è vicino. L'orgoglio svanirà e la gloria marcirà, ma la virtù sopravvive e non può essere dimenticata.

Epilogo del Poema della regina dal piede d'oca



Contro il morire della luce

C'è stato qualcosa di selvatico in questa mia vita. C'è stato qualcosa di memorabile in queste mie imprese. Ho vagato e narrato. Ho narrato e barato, sempre rischiando in prima persona, sempre rischiando sulla mia pelle. Potevo giocarmi meglio le mie carte, ma potevo anche conservarle. Potevo consegnare i piani di attacco al mio nemico, mi avrebbero pagato profumatamente. Ma non sono quel tipo di uomo che si arrende senza lottare, anzi fondamentalmente non sono quel tipo di uomo. Non so bene che tipo di persona io sia. Sono uno a cui piace camminare e pensare. Sono uno a cui piace il naturale movimento e lo svolgersi degli eventi, per ciò che devono essere. Un semplice scherzo del destino? E sia, ma ricordate che io sempre: “Ho narrato e vagato, errando, raccontando. Ho narrato e barato, perché ritenevo che ci fosse qualcosa, nella morte, di così perfetto e somigliante con la vita. Sto camminando lungo le strade della morte, sto percorrendo lo Stige. Cammino con te in mente, i miei piedi sono così stanchi, la mia mente ha fuso. Vedo nuvole piangere in lontananza, ma non posso farci niente. Ho parlato come un bambino; mi hai distrutto con un sorriso mentre dormivo. Vedo, vedo degli amanti nei prati, che mi lasciano aggrappato ad un’ombra. E a volte il silenzio può essere come un tuono. A volte vorrei prendere la strada del saccheggio; potresti essere mai sincera? Combattiamo all'infinito. Combattiamo senza curarci di quanto ci costa, delle sconfitte che incassiamo, dell'improbabilità del successo. Combattiamo fino all'ultimo respiro. E non è solo per una questione di coraggio! Questo per me non va bene. Io dico no! Sarà che mi sono rifugiato nelle retroguardie della nostalgia. La vita è qualcosa di più di un semplice scherzo del destino? Un indecente incidente vetusto che si perpetua, giorno dopo giorno, notte dopo notte. Attraverso una luce fioca, mi osservo e mi specchio, nei tuoi occhi nocciola, nei tuoi grandi, troppo grandi occhi color nocciola! La gente mi dice che è un peccato, un sapere ed un sentire esagerato. Io ancora credo che lei fosse la mia gemella, ma ho perduto l'anello. La luce apparve improvvisamente attraverso un'ombra, e in quel momento capii che tutto, il mio tutto, stava per finire, questa volta per sempre. Eh, lo so, lo so bene, che è troppo presto per andare, ma troppo tardi per restare, ma cerco solo espiazione, cerco comprensione, perdono. So già che non sarò perdonato, lo so bene, ora. Tutto mi è chiaro, ma tutto ciò che dico e penso, ha valore unicamente per me, forse solo per te. Non certo per altri. Perché ti perdoneranno tutto, ma non ti perdoneranno mai di avere sconvolto l’ordine del mondo, questo è chiaro. Anche se per un attimo, non lo si può permettere e nessuno se lo può permettere, perché dovrebbe giocarsi tutta la vita contro quell'attimo, capisci? Non è possibile. Forse è una sorta di condanna, ma è tanto più affascinante quanto più è una condanna. Penso che bisogna tentare. Bisogna farcela, capisci? Per un momento solo, così, andrai incontro, andrai incontro, lo sai a cosa andrai incontro, lo sappiamo tutti a cosa andiamo incontro. O forse no? I pericoli si sa bene quali sono. Abbiamo più paura di vincere che di perdere, questo è vero. Bisogna voler vincere una volta. Ma bisogna sconvolgere il mondo per vincere, non sconvolgere il mondo per perdere, capisci? Sconvolgere il mondo da potenti, da posizione di potere. E lasciarlo così sconvolto. Per sempre, o per un attimo, ma lasciarlo sconvolto. Senza che nessuno possa dire che sia stato sconvolto. Sì, l'egoismo va bene, e l'altruismo va bene, e la fedeltà alla natura sarebbe meglio. Se solo potessimo sbarazzarci della coscienza. A rendere tragica la razza umana, non è il suo essere vittima della natura, ma l'esserne conscia. Far parte del regno animale alle condizioni poste da questa Terra va benissimo, ma appena scopri la tua schiavitù, il dolore, la rabbia, la fatica comincia la tragedia. Non possiamo tornare alla natura, perché non possiamo cambiare il nostro posto in essa. Il nostro rifugio è nella stupidità. Non c'è moralità, né sapere, né speranza; c'è soltanto la coscienza di noi stessi a mandarci avanti in un mondo che è sempre e soltanto apparenza, vana e fluttuante. Se pensandoci bene, ho provato talvolta un certo compiacimento nel distruggere, ciò è avvenuto, contrariamente a quel che pensate, sempre a mio danno. Non si distrugge, ci si distrugge. Mi sono odiato in tutti gli oggetti dei miei odi, ho immaginato miracoli d’annientamento, polverizzato le mie ore, sperimentato le cancrene dell’intelletto. (E infine giunse il momento della resa.) Di notte ci si sente liberi e prigionieri, complici di tutto e inghiottiti da un'onda di ineluttabile fatalità. Quando la notte ti acchiappa venirne fuori è come lottare coi leoni dentro un circo di ombre, bottiglie vuote e mozziconi di sigaretta. La notte è per gli amanti e per i disperati solitari. La notte è per chi vuole urlare la propria disperazione: la notte è inaffondabile. La notte è dei coraggiosi, la notte è per chi, durante il giorno non trova pace, non trova posto, non trova ristoro. La notte è per chi non ha voce, per chi viene intimidito dai raggi malevoli di un sole, che non bagna più i visi corrotti dall'accidia, o più semplicemente, dalla fatica di vivere. La notte è dei sinceri, dei visionari e degli stolti. La notte è dei capitani coraggiosi che hanno perduto per sempre la loro nave e l'equipaggio. I frigoriferi di notte parlano. I gatti cantano e diventano amichevoli e amabili. Il vino diviene un compagno inseparabile e così la musica, che solo di notte può essere compresa fino in fondo. La notte è dei poeti che diventano utili e giustificati. La notte è dei vigliacchi, che affogano dentro un bicchiere, le piccole sconfitte. Quelle piccole cicatrici, che il sole non ha il coraggio di coprire, con il suo vello di nobiltà. C'è un tacito accordo nel cuore della notte, c'è un tacito consenso nelle persone che incontri per strada. Di notte siamo tutti un po' complici e un po' fratelli. C'è qualcosa che ci lega e ci sospinge, laddove il giorno cede il passo alla malinconia e alla rassegnazione. Nella notte anche un amore rubato o perduto sa mostrarsi clemente, e se ci fai caso, anche il passato appare meno lontano, non più sepolto, solo un po' più scuro. Di notte le distanze mutano, sia quelle reali che quelli ideali. Di notte ogni battaglia potrebbe essere l'ultima, ogni corsa in taxi decisiva, ogni mozzicone di sigaretta è definitivo, distinto. Di notte c'è un'onda che investe e abbraccia tutti i cuori delusi e spezzati. Di notte, c'è l'amore anche se la notte appartiene agli emarginati, agli esclusi e ai vinti. C'è una rassegnata malinconia che il mio cuore non può non amare. Di notte c'è la vera libertà, di notte c' è il vero Io che danza in un tango infinito di rabbia, speme e illusione. Di notte anche la sconfitta appare più dolce e accettabile, così come di giorno ogni cosa è più amara e faticosa. La notte se non è gratis è sicuramente a metà prezzo, di notte ogni bugia ha un fondo di verità.

E tu, padre mio, là sulla triste altura maledicimi, benedicimi, ora, con le tue lacrime furiose, te ne prego. Non andartene docile in quella buona notte. Infuriati, infuriati contro il morire della luce.

Riparo dalla battaglia (Per Ottavia!)


Avvenne in un'altra vita, una vita di sudore e di sangue quando nero era una virtù e la strada era piena di fango. Io venivo dal deserto, una creatura senza forma. "Entra" - disse lei - "Ti darò riparo dalla tempesta". (Bob Dylan)

"È perché canta sempre la stessa canzone che l'usignolo è così ammirato?" Così il padre dei molti figli prese un volatile e lo resse per le zampe sul capo della donna, esclamando:" Oh, Upulero, serviti del volatile. Lascia cadere un bambino, ti imploro, lascia cadere un bambino, che scenda nelle mie mani e nel mio grembo. E’ arrivato il bambino? Sì, sta già poppando!"

Ecco il rituale, ecco la profezia che si avvera, e da queste lande amene nascerà il nostro Salvatore! Abbiamo sacrificato un altro uccello, abbiamo rinunciato al nostro sogno. Ora cerca l'adulto nel bambino, allo stesso tempo nel bambino rivedi l'adulto che si sacrifica, gioendo della vittoriosa e necessaria sconfitta. Abbiamo appeso nelle nostre case mascelle di cervi e maiali selvatici, così che lo spirito, che anima quelle ossa, richiami le creature viventi della stessa specie sulla pista del grande cacciatore.

Mio nonno raccontava sempre che quando un pescatore mette in acqua una trappola per i pesci, cerca un albero, i cui frutti siano stati beccati molto dagli uccelli. Da quest'albero taglia un robusto ramo che gli servirà come sostegno per la sua trappola. In questo modo, come l'albero ha attirato gli uccelli, così il suo ramo attirerà i pesci. E' una specie di magia, ma un popolo, quando affida il suo futuro al proprio esercito, significa che le ha già tentate tutte, perciò l'unica cosa che resta da fare è confidare nelle arti mistiche, nel mondo astrale e nella magia simpatica.

E il saggio dice: Nascondi una spada dietro un sorriso e avrai buone possibilità di vittoria. Qui non ci resta altro da fare che combattere, fino all'ultimo uomo, fino all'ultimo respiro. Diffida dal fratello perduto e da colui che viene incontro col suo miglior sorriso: questo non è il momento della speranza, questo non è il momento d'esser rallegri. Il popolo che camminava nelle tenebre vide una grande luce. Gioiscono davanti a te, come si gioisce quando si miete, e come si gioisce quando si spartisce la preda. Vedi però qui qualche preda, escludendo noi stessi? Ogni calzatura di soldato nella mischia, e ogni mantello macchiato di sangue sarà bruciato, sarà esca pel fuoco, ora. Ogni battaglia è vinta prima che sia combattuta, è vero, ma solo per chi sta dalla parte del giusto, dalla parte del vincitore. Non ci sono premi di consolazione in vita, così come in morte, non c'è rifugio né riparo, in questa battaglia. Ho attraversato una città di pietra. Ho visto una nazione, raccolta nel vento del cambiamento. Non mi è piaciuto, ciò che i miei fratelli sono diventati: perciò son ora il Rinnegato.

Un fuggiasco senza dimora, perso nella tristezza, di una Gloria ormai passata. Nella tormenta, ora la battaglia infuria: mi è sembrato di vedere, tra il fumo e la terra che si sollevava, una volpe infuocata. Ero bruciato dalla stanchezza? Oh, sì! Sepolto dalla grandinata, e ancora avvelenato nei rovi, stremato sul sentiero. Cacciato come un coccodrillo? Devastato nel grano, mentre volavano coltelli nell'aguzzo indaco ciel. E silenzioso, come un inverno che non vuol cedere spazio al calore. Vidi migliaia di persone in grado di vincere l'oscurità. E ricorderò quel gelido vento, che gridava nei tuoi occhi cobalto. La bellezza cammina sul filo del rasoio, e un giorno la farò mia. Mi cercherai, ritrovandomi nella desolazione della tua mente. Questa notte la luce non ha lasciato nessun ricordo sulla pelle. Desolazione e solitudine, attorno ancora rumore, inespressi desideri. C’è stato un giorno, nel nostro sogno, in cui potevamo scrutare, come una chimera distante, qualcosa di oscuro e serrato. Abbiamo raccolto tutto alla bell'e meglio per andare avanti e procedere nella spedizione. E poi abbiamo gettato la chiave, scordato la combinazione: troppo prezioso il carico del viaggio per controllare. Non c'era più tempo per riflettere, né per tornare indietro!

Fiducia: era tutto vincolato a una fede cieca. Non andare dove il sentiero ti può portare; va’ invece ove il sentiero non v'è ancora, e lascia dietro di te una traccia. E lascia che vi sia Gloria sulla tua vestigia. Il sangue ribolle, dentro le mie vene stanche, non c’è un domani, per sviscerare tutto questo sentire. Non c’è dolore, che questa ruggente notte possa contenere. Soltanto tu, sei la muta testimone di questo pensiero, di questo sogno evanescente di libertà.

Il mondo è quello che deve essere, oggi più che mai. Abbiamo provato a vivere, dentro i nostri abiti da sera, dentro i nostri micro-processori, così fedeli, così attenti a mostrarci solo cose vere, di un mondo e di un pensiero, che non siamo ancora capaci di leggere, nella sua interezza. Il disegno ci sfugge, forse perché il disegno (ancora) non esiste. Abbiamo aperto una bottiglia, pensando che contenesse colore e sostanza, ma dentro c’era un mondo arcaico, di violenza e di furioso rancore, pronto a distruggerci, a cancellarci.

Il sole arriva ogni mattina ma non raggiunge il rifugio dove ci siamo nascosti. La caverna è molto profonda e ci protegge dall'oscurità, ma ci nasconde anche ai raggi del sole. Il mio corpo è ferito, sanguinante, ma la mia mente è ancora libera di agire. Credo che la lascerò vagare oltre questi campi di disperazione. La porterò lontano, dal male che ci affligge, che attanaglia la vita dei miei fratelli, ridotti ormai in catene. Io invece ho spezzato i miei ceppi, così adesso vago nella notte, tenendo strette le speranze, come quando da bambino, la mia mano esile e sudata, stringeva quella di mio nonno. La porterò lontano, perché c’è ancora un sogno che si alimenta nel fuoco sacro dello spirito. Sento le anime di chi ha costruito questo vecchio mondo. Uomini che si sono sacrificati, per darci qualcosa, su cui poter vivere. Un pezzo di terra, un pezzo di pane, quel po’ di calore. Oggi vedo solo confusione e disperazione.

Sento un uomo urlare una lingua incomprensibile, ma se chiudo gli occhi e trattengo il respiro, riesco a capire ogni singola sillaba. Ogni singolo pensiero provenire direttamente dal suo cuore nero, dalla sua anima stanca e malata. E' la voce della coscienza di questo vivere, eterno vagare, senza scopo né meta. Oggi voglio credere in qualcosa che sia grande, che mi dia gioia, voglio credere in questi occhi, in questo sorriso, in questa pelle candida, in questo bacio sincero, e in tutta la dolcezza che proviene dal suo cuore, dalla mia follia. Vedo ancora tutta l’oscurità avvolgere la mia gente, ma non ho paura, adesso. Perché so che la fine è vicina e io la affronterò al meglio delle mie possibilità. Senza disperare, perché tutto ciò che possiamo fare è respirare, lottare, vivere e morire.

Conclusione

In un piccolo villaggio sulla collina si sono giocati i miei vestiti, ho patteggiato per la salvezza e mi hanno dato una dose letale. Ho offerto in cambio la mia innocenza e sono stato ripagato con lo scherno.

mercoledì 8 gennaio 2020

La catapecchia dai sogni infrangibili

"E' come il succedersi della sera alla mattina, del sonno alla veglia, della pioggia e del raccolto... una cosa va, l'altra viene e noi non ne conosciamo la ragione. Possiamo ben lavorare, lottare, penare, ma quello che facciamo è poca cosa: i grandi avvenimenti accadono all'infuori della nostra volontà, è così." (George Eliot)

Mi sveglio sempre troppo tardi per correre al meglio la mia strada, però non trovo mai il coraggio né il cinismo per andare a letto presto. Forse perché ritengo che la vita non è altro che un fluire da un punto imprecisato verso un ideale di speranza. Non vedo nessun punto, non vedo nessuna linea tracciata sulla sabbia che potrebbe condurmi giù verso questo amabile ruscello. Sai, la parola è come un torrente, solca le tracce nel terreno impuro, attraversa la mia mente lungo un soffio imperiture che scuote la mia coscienza e mi desta, nonostante io voglia solo abbandonare le mie spoglie, in questo piccolo giaciglio. Sento il rumore del fiume dietro casa, ma non riesco a scorgere il fluire delle vite che mi circondano. Eppure sta soffiando, come se volesse spazzare via il mio mondo.

Mi sveglio sempre troppo presto per iniziare a lavorare e per capire che il mondo, il mio mondo, gira al contrario. Vedo una porta sbattere dietro le mie spalle e anche se mi volto di scatto, non sono mai abbastanza veloce per farla restare aperta. Forse perché quella dannata porta non esiste, se non nella mia mente. Sai, la parola è come un tornado, che scuote tutto ciò che è resta alla sua portata. Nella mia mente si riduce a una piccola cartolina dall'inferno, di un disagio vissuto tra queste mura domestiche, nonostante io voglia solo rigenerare le mie membra, in un bagno di balsamo tonificante. Sento il rumore del fiume dietro casa, ma non riesco a scorgere il fluire delle vite che mi circondano. Eppure sta soffiando, anche se non c'è vento, fluisce: oltre la mia mente e il mio sentire.

Mi sveglio in tempo per vedere il primo sole, di una giornata che so già non sorriderà a noi piccoli cacciatori di sogni; a noi periferici idealisti, che ci siamo fatti carico di qualcosa più grande di noi stessi, della nostra comprensione. Forse questa nostra vita non è altro che uno strano esperimento. La visione distorta e malata di uno scienziato pazzo e un po' pasticcione, ma con un cuore grande, di certo molto più della sua esile conoscenza. Sai, la parola è una menzogna pronunciata da un dotto professorone, che non ha mai sofferto e sudato per un tozzo di pane. Nella mia visione tutto cade a pezzi o si perde nel diluvio; quando per la fretta dimentichi di chiudere la porta, ma adesso è troppo tardi tornare indietro. Perciò ora non puoi vedere se sei ancora in grado di vivere la tua vera vita, quella sognata e desiderata. Sta bruciando anche se il clima è gelido, divampa, oltre questa vallata di inutili rimpianti e di sogni infranti.

"Notte dopo notte, giorno dopo giorno, loro ti spogliano delle tue inutili speranze. Quanto più prendo tanto più ho, quanto più muoio tanto più vivo. Ho qualcosa in tasca che farà lacrimare gli occhi. Avevo cani che potrebbero farvi a pezzettini. Adesso sto girando intorno alla zona industriale, pago col sangue, ma non il mio." (Bob Dylan)

domenica 29 dicembre 2019

Un capodanno di ordinaria distopia




Intro - La catapecchia (dai sogni infrangibili)

Mi sveglio sempre troppo tardi per correre al meglio la mia strada, però non trovo mai il coraggio, né il cinismo per andare a letto presto. Forse perché ritengo che la vita non è altro che un fluire, da un punto imprecisato, verso un ideale di speranza. Non vedo nessun punto, non vedo nessuna linea tracciata sulla sabbia, che potrebbe condurmi giù, verso questo amabile ruscello. Sai, la parola è come un torrente, che solca le tracce nel terreno impuro, che ha attraversato nella mia mente. Sento un soffio imperituro, che scuote la mia coscienza e mi desta. Nonostante io voglia solo abbandonare le mie spoglie, in questo piccolo giaciglio. Sento il rumore del fiume dietro casa, ma non riesco a scorgere, il fluire delle vite che mi circondano. Sta soffiando, come se volesse spazzare via il mio mondo. Sta bruciando, ma non c'è nemmeno una scintilla, sta straripando, malgrado il letto del fiume sia in secca. In questo capodanno di ordinaria distopia. 

Uomini pensano, dettando il potere della legge sulla terra, di poterne disporre come vogliono. Lo stesso uomo, che ha già sfruttato a pieno la sua stessa distruzione, come il primo passo sulla Luna, ha tracciato la rotta verso il baratro imminente. Attraversare il mare per ingannare il cielo. Che forza di convinzione dovrà mai avere l'aria, dopo una tempesta! Mi sento, a ragione, responsabile, di ogni singolo colpo battuto alle porte, sul piano dei tavoli, di ogni brindisi, di coppie che sembrano innamorate. Ho stima del mio passato, in confronto al mio avvenire, al domani che verrà, che spazzerà via ogni incertezza dell'oggi. Presente e vivere quotidiano. L'uomo delle montagne, ha già camminato sulle nuvole, manipolato con facilità le folle, tessuto sogni e rammentato squarci di umanità, come fossero calzini bucati. Doppiato Sodoma e Gomorra, sposato sua sorella, e scorto il baratro infinito attraverso una fornace fiammeggiante. A quale scopo, però?

Non c'è nulla di nobile, nell'essere superiore a un altro uomo. La vera nobiltà, sta nell'essere superiore alla persona che eravamo fino a ieri. I fuorilegge sono apriscatole nel supermercato della vita. Così vi guardo dritto negli occhi, e comprendo che ognuno di voi è una creatura, che mai nella storia del mondo è esistita prima... e mai nella storia del mondo esisterà ancora. Il buio è innocenza più di quanto lo sia il giorno con le sue lussuriose chimere. Il buio accomuna adulti e bambini, nell'innocenza del mondo astrale. Nel sogno e nel buio, sperimentiamo continuamente, la nuda realtà della nostra solitudine: “E' impossibile comunicare la sensazione che accompagna un determinato periodo della nostra esistenza. E’ impossibile. Viviamo così come sogniamo, da soli. E dopo il cielo si tinse del nero del suo perizoma. Mentre il fumo di una sigaretta al mentolo invadeva l'aria e le mie tossine. A che scopo, però?

Parte I - Pr-ima d-e-l di-luvio (Pr-e-ludio)

Dentro una cantina perpetua di sconforto, c'è un animale solitario, a volte calmo e mansueto: non ha più la forza di ribellarsi alla sua mattanza. Con passo sinuoso riempie la stanza; e qui mi domando:- Dove va la fiamma di una torcia incandescente, quando il vento gelido la spegne? Luci nell'oscurità, candele perdute, sfrigolano nel vento. Le anime scomparse, ritornano alla pace. Eppure non conosce dimora questa inquietudine, né gioia o dolore, in questo orgoglio di spine scadute. La notte è una cosa già sfumata, nelle luci dell’alba. La notte è un giaciglio per bari, impostori, vigliacchi e disertori. La notte è andata via, e non c’è più nessun rifugio. Non è mai stato il mio dovere rifare il mondo da capo, né è mia intenzione suonare una carica di guerra, poiché io ti amo più di tutto, con un amore che non cede. E se esiste l'eternità ti amerò anche lì!

Sei solo un casinista, un disfattista, un assurdo provocatore, un creatore di fake news, uno spezza cuori, uno spezza schiene, che non lascia pietre rialzate. Puoi essere attore in una trama discutibile, ma sai essere anche tutto quello che ti pare. Fino a quando non sarai solo lo sbaglio di qualcun'altro, e finalmente imparerai la lezione!

Mi sveglio, in tempo per vedere il primo sole di una giornata, che so già non sorriderà a noi piccoli cacciatori di sogni.  Noi, periferici idealisti, ci siamo fatti carico di qualcosa più grande di noi stessi, e della nostra comprensione. Forse questa nostra vita non è altro che uno strano esperimento, di uno scienziato pazzo e un po' pasticcione, ma con un cuore grande, certo molto più della sua esile conoscenza. Sai, la parola è una menzogna, pronunciata da un dotto professorone, che non ha mai sofferto né sudato, per un tozzo di pane. Nella mia visione tutto cade a pezzi o si perde nel diluvio. Quando per la fretta ti dimentichi di chiudere la porta, ma  ormai è troppo tardi tornare indietro e vedere se sei ancora in grado di vivere la tua vera vita. Quella sognata e desiderata. Sta bruciando anche se il clima è gelido, divampa oltre questa vallata, di inutili rimpianti e sogni infranti.

Bombe e cannoli, panettoni di circostanza, gas e lacrimogeni, lucchetti, profili Instagram di merda. Cocktails, molotov, influencer: si nascondono e si celano dietro ogni tenda. Giudici falsi di cuore, muoiono nelle ragnatele di spiriti fiammeggianti, che essi stessi avevano tessuto e sostenuto. Ma adesso è solo questione di tempo, prima che scenda la notte.

Parte II - Aspettando (il capodanno distopico)

Tu hai deviato la marea e hai insegnato ai miei occhi a vedere. Il fatto di essere accanto a te è una cosa naturale per me, e non potrei mai lasciarti andare. Non importa cosa accada, poiché ti amo più che mai, ora che il passato è andato. Il motivo che è tuo è mio da suonare, su questa terra, lo suoneremo al meglio, costi quel che costi. Quello che è perduto è perduto, non possiamo recuperare ora, ciò che è andato perso nella piena in questo distopico, roboante, capodanno peppariano.

C’è silenzio capace di spaccare vetri e di far vibrare le molle di un umido materasso. Ai confini del mondo. E’ come se la mia anima vagasse, cruda senza il mio permesso, estremo atto di provocazione di umana commedia per un onesto commensale di questa cosa che chiami vita. Ogni cosa avanza nella notte sorretta dall'oscurità, un ambiguo senso di vuoto ci rende liberi e prigionieri nello stesso tempo e io mi ritrovo solo in questa camera dell’Hotel Europa, a contemplare i barbagli della notte. Attraversare la vita, per ingannare la morteStrange days have found us / Strange days have tracked us down. They’re going to destroy our casual joys.

Parte III - Capodanno (distopico)

 Nel fumo del crepuscolo, su di un cavallo da guerra bianco latte, l'Arciere folle ha scolpito i tuoi lineamenti. Riposi nei campi, addormentato accanto alle stelle, con un cagnolino che ti lecca il viso.

Mi sveglio sempre troppo presto per iniziare a lavorare e per capire che il mondo, il mio mondo gira al contrario. Vedo una porta sbattere dietro le mie spalle, e anche se mi volto di scatto, non sono mai abbastanza veloce per farla restare aperta. Forse perché quella dannata porta non esiste, se non nella mia mente. Sai, la parola è come un tornado che scuote tutto. Nella mia mente tutto si sta riducendo a una piccola cartolina dall'inferno, di un disagio vissuto tra le mura domestiche, nonostante io voglia solo rigenerare le mie membra, in un bagno di balsamo tonificante. Sento il rumore del fiume dietro casa, ma non riesco a scorgere il fluire delle vite che mi circondano. Sta soffiando anche se non c'è vento, fluisce oltre la mia mente, con il mio malinconico sentire. Sta bruciando, ma non c'è nemmeno una scintilla, sta straripando, malgrado il letto del fiume sia in secca. In questo capodanno di ordinaria distopia.